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VAAFT · DILAGENT · MFA · EPSiT: Corsi · Eventi

La EPSiT - Endoscopic Pilonidal Sinus Treatment

Prefazione

Fig. 1Ideata dal Prof. Dr. Piercarlo Meinero, la EPSiT è una tecnica video assistita per il trattamento chirurgico della malattia pilonidale sacro coccigea (chiamata comunemente con i nomi di cisti sacro coccigea o cisti pilonidale) e delle sue recidive.
Avendo ottenuto eccellenti risultati con la VAAFT per il trattamento delle fistole perianali, si è deciso di applicare gli stessi princìpi alla cura della malattia pilonidale sacro coccigea sia semplice che complicata da fistole, ascessi e/o processi suppurativi in genere. La EPSiT è risultata estremamente efficace anche nei casi di recidiva dopo tecniche tradizionali.
Il significato di questa nuova tecnica mini-invasiva deriva dal concetto che, operando endoscopicamente e rimuovendo l'intera area infetta, si ottiene una completa guarigione mediante una o due piccole incisioni di circa mezzo centimetro di diametro sulla cute della regione interglutea, evitando ampie ferite chirurgiche e soprattutto lunghe e dolorose convalescenze.

Lo strumentario chirurgico è lo stesso utilizzato per la VAAFT: è composto dal fistuloscopio operativo (Fig. 1) collegato a un sistema video, da un elettrodo monopolare, da una spazzola e da pinze endoscopiche (prodotti dalla KARL STORZ GmbH – Tuttlingen - Germania). Questi ultimi "accessori" vengono introdotti nel fistuloscopio che ha un canale ottico per la visione e un canale operativo per il passaggio degli strumenti e per il lavaggio.

Descrizione della tecnica

Normalmente l'intervento viene eseguito in anestesia locale. Solo raramente viene praticata anche una leggera sedazione da parte dell'Anestesista. Il paziente è posto in posizione prona. Viene somministrata una singola dose di antibiotico qualche minuto prima dell'intervento a scopo profilattico(short-term).
Così come la VAAFT, la EPSiT ha due fasi, diagnostica e operativa.

A) LA FASE DIAGNOSTICA

Fig. 2Lo scopo è identificare correttamente l'estensione dell'infezione, eventuali tratti secondari e/o cavità ascessuali. Si inizia rimuovendo una piccola area di cute circolare coincidente con l'orifizio dal quale fuoriescono le secrezioni purulente o con il già esistente piccolo foro tipico della cisti pilonidale in fase di quiescenza (Fig. 2). Se sono presenti altri orifizi esterni, quali espressione di tramiti fistolosi secondari, essi vengono rimossi sempre mediante piccole incisioni, nel rispetto del concetto di mini-invasività. Questi orifizi fistolosi secondari possono anche essere localizzati nelle due regioni glutee.
Il fistuloscopio viene collegato a una colonna video mediante una telecamera e un cavo a fibre ottiche. Viene anche connesso a una sacca da 3000 ml. di glicina e mannitolo all'1%: tale soluzione, fuoriuscendo costantemente dall'apice del fistuloscopio, permette l'agevole introduzione del fistuloscopio stesso, la dilatazione dell'area infetta e la conduttività elettrica durante la fase operativa di cauterizzazione.

Fig. 3Una volta introdotto il fistuloscopio attraverso la piccola incisione, l'area pilonidale infetta appare sullo schermo e si possono osservare agglomerati di peli, tipici della malattia (Fig. 3). Mediante movimenti lenti e precisi, l'intera area da trattare viene delimitata. In tale fase è essenziale rilevare la presenza di eventuali tramiti fistolosi secondari o altre cavità ascessuali che, se non identificati e asportati, potrebbero essere responsabili della mancata guarigione o della recidiva.

B) LA FASE OPERATIVA

Fig. 4Lo scopo è distruggere e bonificare l'intera area infetta. Attraverso il fistuloscopio viene introdotta una sottile pinza che consente di rimuovere i peli contenuti nella zona infetta, compresi i loro follicoli, sempre sotto visione (Fig. 4). Questa manovra è fondamentale per la guarigione. Una volta rimossi i peli, le pinze vengono rimosse e sostituite da un elettrodo monopolare filiforme collegato a un elettrobisturi. Mediante questo elettrodo, l'intera area infetta, tramiti secondari ed eventuali cavità ascessuali vengono completamente cauterizzati e distrutti, sempre sotto visione. Il materiale necrotico viene poi rimosso mediante una spazzola endoscopica sempre passante attraverso il fistuloscopio o mediante un particolare attrezzo denominato cucchiaio di Volkmann. Al termine, sempre sotto visione, si riutilizza l'elettrodo per completare l'emostasi evitando così il sanguinamento postoperatorio.

I vantaggi della tecnica.

Il fine delle tecniche chirurgiche tradizionali (tecnica aperta o chiusa), è la rimozione completa dell'area pilonidale infetta chiudendo o lasciando aperta l'ampia ferita chirurgica. Comunemente è noto come queste procedure costringano i pazienti, spesso molto giovani, a sottoporsi a continue medicazioni dolorose sia nel breve che nel lungo periodo postoperatorio. Inoltre, la vita di questi pazienti è continuamente condizionata da emissione di materiale maleodorante dalla ferita chirurgica che rende difficile la gestione delle più comuni attività quotidiane.
La EPSiT ha sicuramente molti vantaggi rispetto alle tecniche tradizionali, primo fra tutti la visione diretta e la mini-invasività. La visione garantisce la possibilità di individuare e distruggere tramiti secondari o cavità ascessuali non visibili con le tecniche tradizionali nonché la completa rimozione dei peli e dei loro follicoli (spesso non localizzati non solo nell'area pilonidale ma anche nel tessuto circostante).

Fig. 5La mini-invasività è testimoniata sia dal risultato estetico finale (Fig. 5), neppure paragonabile con le tecniche tradizionali, sia dall'immediata ripresa delle normali occupazioni da parte del giovane paziente (uno-due giorni di convalescenza). Nel periodo postoperatorio non sono necessarie medicazioni ma solo lavaggi con soluzione fisiologica effettuabili dal paziente o da un familiare. Il dolore postoperatorio è assente nell'89% dei casi. Solo l'11% dei pazienti necessita di una terapia analgesica ma limitata al primo o al secondo giorno postoperatorio.
La EPSiT è eseguita in regime di day surgery (il paziente viene ricoverato al mattino e dimesso nel pomeriggio) e in anestesia locale.
Rispetto alle tecniche tradizionali, la qualità di vita del paziente è eccellente.